The Ineffable Gardener è la mostra che Loris Cecchini concepisce appositamente per lo spazio della Galleria Continua di  San Gimignano. Per Loris Cecchini i fenomeni fisici diventano inventario ottico ed emotivo dell’ambiente.

I sistemi naturali si traslano in un sistema stratificato di relazioni semantiche al fine di rilevare i processi invisibili di una sintesi tra natura e cultura.
Sculture modulari in acciaio, fenomenologie concrete in pietra, immagini al microscopio rielaborate tridimensionalmente in quadri monocromi, diari ad acquerello e matita incapsulati in sottovuoto trasparenti, restituiscono geografie materiche, elaborano poeticamente lo spazio e la superficie dell’opera; la mostra galleggia nell’infinito spaziale del micro e del macro, in cui la realtà fenomenica rielaborata dall’artista diviene memoria anatomica e diagramma concettuale. In questa osmosi espressiva creata tra le forme biologiche e la struttura architettonica, Cecchini ci spinge a rivedere le nostre concezioni su realtà e rappresentazione, sulla dimensione organica dello sviluppo naturale e su quella del paesaggio tecnico-artificiale.

Una selezione della mostra si sposta da San Gimignano a Ginevra, ospitate dal  laboratorio creativo di moi&toi a Carouge a partire dal 8 giugno 2018.



Al centro dell’opera di Loris Cecchini c’è una nuova lettura della spazialità: lo spazio fisico viene interpretato come qualcosa di biologico, organico, vitale, ma allo stesso tempo come qualcosa di razionalmente strutturato, meccanicamente prodotto, perfettamente artificiale e tuttavia dotato di una funzionalità di matrice organico-strutturale.

“Ho sviluppato il mio linguaggio creativo intorno alle idee di oggetto, modello e architettura. Spesso il lavoro si riferisce in diversi modi all’idea di abitare lo spazio. Oggi perseguo lo spazio della scultura e dell’installazione ambientale seguendo un’idea di parcellizzazione della materia, quasi una forma di deflagrazione molecolare della scultura, in cui la fenomenologia scientifica diviene intima struttura e tramite per la visione. Questo avviene dopo avere per molti anni compiuto un’indagine basata sul rapporto umano con lo spazio curvo, uno spazio dove l’angolo retto e il paradigma euclideo cedono alla deformazione organica, pervadendo il senso della forma. Quello che realizzo di volta in volta sono serie di lavori sviluppati attraverso diversi media, dall’acquerello alla fotografia, dalla grande installazione ambientale alla microscultura, uno spazio che viene percorso e completato dallo spettatore stesso, mantenendo costante l’idea di “doppio paesaggio” in cui la fisicità dei materiali rimanda a una progettazione virtuale e viceversa”, dichiara l’artista in una recente intervista.


"The diagrammatic or abstract machine does not function to represent, even something real, but rather constructs a real that is yet to come, a new type of reality." (p.142)
G. Deleuze and F. Guattari, Thousand Plateaus

I must be seeing things - Green è il titolo del progetto di Loris Cecchini, costituito da una ampia serie di acquerelli su carta di vario formato, in cui naturalismo e disegno / diagramma astratto galleggiano nel delicato spazio trasparente dell’involucro in PETG che li contiene; l’aspetto fluido e leggero del materiale plastico termoformato dall’artista dialoga con la corporeità della carta e del colore dei disegni proiettando sulla superfice riflessi ed ombre di oggetti “assenti”, volumi spaziali concreti ottenuti dalle impronte di vari moduli metallici che compongono altre sue sculture (di cui due in mostra) e che dialogano con la dimensione mentale e progettuale del disegno.
Cecchini sceglie così di mostrare una sorta di “doppia idea sovrapposta”, in cui la tecnica tradizionale del disegno a grafite e ad acquerello viene riletta anche grazie al sottovuoto incapsulato che li contiene, una forma di packaging che ha perso i suo connotati industriali per farsi involucro e proiezione sul disegno.
L’insieme sovrappone la peculiarità pittorica dell’acquerello, nella sua sospensione sulla carta fatta di stratificazioni, velature, slittamenti di tono, al disegno a matita che al contempo traccia traiettorie mentali, mappe e macchine astratte, sorta di modello funzionale che stabilisce dinamiche e relazioni su uno stesso piano di consistenza, in cui si perde la distinzione tra contenuto ed espressione, tra relazione semantica ed elemento interpretativo.

La natura è considerata da Loris Cecchini nella sua costante transitorietà del divenire strutturale e metafisico: le altre due opere in mostra (Waterbones 2018 e Sinapsis Paradigms and Micrologies, 2015), entrambe in acciaio inox, introducono a un mondo in equilibrio tra scultura e approccio scientifico, coniugando visivamente e poeticamente due mondi diversi in cui il propagarsi irregolare dei moduli ricorda il comportamento delle cellule in analogia con le dinamiche invisibili interne ai micro e macro organismi naturali, in una sorta di metafora semantica, in cui i processi autogenerativi e di autorganizzazione esprimono la bellezza innata e l’energia creativa dei complessi evolutivi.

L' inaugurazione è prevista per il giorno 7 giugno alle ore 17,00.

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